Rendimenti in salita, dollaro in rialzo, oro in ritirata: settembre è stato il mese delle obbligazioni
Settembre ha registrato un peggioramento su quasi tutti gli indicatori del sistema. L’health score medio, che riassume in un valore da 0 a 100 lo stato di salute tecnico di ogni asset, è sceso da 52,7 a 47,0. Su 132 asset analizzati nessuno supera quota 70 e 62 restano sotto 45. La quota di asset in area rialzista è passata dal 40,2% al 22,7%. La quota di asset sopra la media dei prezzi a 200 giorni è scesa dal 65,2% al 51,5%. L’RSI medio, che misura la forza dei movimenti recenti, si è fermato a 43,3 dal 52,7 del mese precedente. Gli asset ipervenduti, con RSI sotto 30, sono stati 19 contro due soli ipercomprati.
Il deterioramento non ha colpito tutte le componenti allo stesso modo. La tendenza media, che descrive la direzione di fondo dei prezzi, è scesa a 53,1 con un calo di 5,5 punti. Lo slancio medio, che misura la velocità dei movimenti più recenti, è sceso a 41,9 con un calo di 8,4 punti. La distanza tra le due misure emerge anche dal segnale direzionale, che indica il verso oltre all’intensità. Il segnale della tendenza è positivo per il 54,5% degli asset, mentre quello dello slancio è negativo per il 68,2%. La media a 50 giorni, più sensibile ai movimenti recenti, è stata superata solo dal 31,8% degli asset. Il sistema assegna ogni asset a uno di quattro regimi. A fine mese il 56,8% era in regime misto, il 16,7% in tendenza, il 15,9% in turbolenza e il 10,6% in fase laterale.
Le obbligazioni sono state l’asset class protagonista del mese. Il comparto statunitense ha registrato un health score medio di 40,3, con un calo di 8,8 punti in un mese.
Il 91% degli asset obbligazionari americani è in area ribassista e solo il 9% si trova sopra la media a 200 giorni.
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Analisi elaborata il 30 settembre 2026 sui dati fino al 29 settembre.
