I tassi guidano i rapporti intermarket: la fiducia del settore privato USA rimane debole
Il rendimento del decennale americano ha raggiunto il 5,31% il 5 ottobre, il livello più alto dell’anno, e l’inflazione di agosto è al 3,4% annuo. In questo quadro i tre rapporti che usiamo per misurare la fiducia del settore privato hanno risposto in modo coerente: i consumi restano fermi, le piccole imprese quotate cedono terreno, il rame tiene il rapporto con l’oro mentre l’oro arretra.
Consumi: ciclici e difensivi perdono insieme

Il rapporto tra i settori dei consumi ciclici (quelli che dipendono dalla voglia di spendere) e dei consumi difensivi (quelli di prima necessità) vale 1,37. Si muove tra 1,28 e 1,42 da aprile e non ha una direzione. Il rapporto è sceso dell’11,2% da inizio anno, e la media a 50 giorni resta sotto la media a 200.
Il movimento laterale nasconde un fatto più netto. Rispetto all’S&P 500 i due settori si trovano ai minimi degli ultimi 13 mesi: i ciclici sono scesi del 2,8% nell’ultimo mese e i difensivi del 3,3%, mentre l’indice è salito dell’1,2%. Il rapporto tra i due non cambia perché perdono entrambi quasi nella stessa misura. Il consumatore americano non ha scelto la prudenza. A restare indietro è tutto il comparto dei consumi.
Dimensioni: le piccole capitalizzazioni pagano i tassi

Il rapporto tra le piccole capitalizzazioni e le grandi vale 0,361, il livello più basso dal 17 novembre 2025. Dal massimo del 26 giugno ha perso il 12,2%. Da giugno le piccole hanno ceduto il 5,7% e le grandi hanno guadagnato il 4,7%.
Le piccole imprese quotate si finanziano in larga parte con debito a tasso variabile e a breve scadenza, e per questo sentono di più il costo del denaro. I dati sono coerenti con questa lettura: negli ultimi tre mesi i giorni di rialzo dei rendimenti hanno coinciso con ribassi sia delle piccole sia delle grandi, con un legame un po’ più marcato per le prime. Da inizio anno il rapporto è tornato al livello del 31 dicembre, perché entrambe le categorie sono salite del 14,3%. Il vantaggio accumulato in primavera si è perso in poche settimane.
Rame e oro: il rapporto resta alto perché l’oro scende

Il rapporto tra il prezzo del rame e quello dell’oro vale 1,58, vicino al massimo dei 13 mesi (1,60 il 21 luglio). Il rame ha avuto un ruolo da protagonista fino a luglio: da giugno è salito del 3,7% e da inizio anno del 17,1%, in un contesto di crescita. Poi ha smesso di salire e dal massimo del 9 settembre ha perso il 3,1%.
Da fine agosto il rapporto continua a rafforzarsi per un altro motivo. L’oro ha lasciato sul terreno il 10,9% dal 24 agosto, passando da 4.698 a 4.187 dollari l’oncia. Nello stesso periodo l’indice del dollaro è salito del 3,1% e i rendimenti sono aumentati. L’oro, che non paga interessi, risente di entrambi i movimenti. Il rame tiene quindi le redini del rapporto perché il suo concorrente si è indebolito più di lui.
La fiducia dei consumatori
L’indice di fiducia dei consumatori di settembre è sceso a 48,1, da 51,7 di agosto (55,1 un anno fa). È il livello più basso da maggio. Le condizioni attuali sono a 50,9, le aspettative a 46,3. Tra le preoccupazioni indicate dalle famiglie ci sono i prezzi alti e le dispute commerciali. Il dato coincide con la lettura dei consumi: poca voglia di spendere, e una fiducia che non si è ripresa.
