23 Giugno 2026

Dollaro, perchè è forte e cosa possiamo attenderci nelle prossime settimane?

Dai minimi di fine settembre 2025 a oggi, il Dollar Index ha guadagnato circa il 5,6%, riportandosi oltre quota 100 e rientrando in un territorio che non frequentava da oltre un anno. Non è un movimento spettacolare in termini assoluti — i mercati azionari fanno percentuali simili in settimane favorevoli — ma per una valuta di riserva globale, che si muove in modo strutturalmente lento, è un recupero significativo.

E il sistema KBMeter lo registra in modo inequivocabile: l’health score del dollaro si trova oggi al 99,5° percentile su oltre 2.500 osservazioni, coprendo più di dieci anni di storia. In altri termini, soltanto in una manciata di sessioni registrate dal 2016 a oggi il dollaro ha mostrato una salute tecnica superiore a quella attuale.

Perché il dollaro è forte

La risposta più diretta è: la Federal Reserve non ha abbassato i tassi come il mercato si aspettava, e ora segnala che potrebbe alzarli.

A inizio anno, il consensus degli analisti — incluse alcune delle principali banche internazionali — prevedeva un ciclo di tagli progressivi che avrebbe indebolito il dollaro, portando l’indice verso la fascia bassa dei 90 punti. Quello scenario non si è materializzato. L’inflazione americana, anziché scendere verso il 2%, si è attestata al 4,2% in maggio — il livello più alto da oltre tre anni — spinta soprattutto dai prezzi energetici, saliti del 23% su base annua per effetto delle tensioni nel Medio Oriente. Con i prezzi ancora fuori controllo, la Fed non aveva lo spazio per tagliare.

La svolta è arrivata il 17 giugno, nella prima riunione guidata dal nuovo presidente Kevin Warsh. I tassi sono rimasti fermi al 3,50–3,75%, ma il segnale che ha accompagnato la decisione era diverso da tutto ciò che si era visto nei mesi precedenti: circa metà dei membri del comitato direttivo proietta almeno un rialzo dei tassi entro fine anno. Il mercato lo ha interpretato immediatamente, prezzando un aumento come pienamente probabile entro ottobre. Quando i tassi potrebbero salire anziché scendere, il dollaro — che offre già rendimenti superiori alle principali valute concorrenti — diventa ancora più attraente per gli investitori globali.

A questo si è aggiunta la postura delle altre banche centrali: la Banca d’Inghilterra ha mantenuto i suoi tassi invariati nello stesso periodo, e così la Banca Nazionale Svizzera. Il differenziale tra i rendimenti americani e quelli europei o britannici si è quindi allargato ulteriormente a vantaggio del dollaro. Infine, chi aveva scommesso su un indebolimento del dollaro — e erano in molti, data la natura “di consenso” della previsione — si è trovato costretto a chiudere le proprie posizioni, amplificando il movimento rialzista con un effetto puramente meccanico.

Dove siamo tecnicamente

Nel corso del 2026, il dollaro aveva già toccato due volte livelli di salute tecnica elevati: a inizio gennaio e poi a metà marzo. Entrambe le volte lo score si era avvicinato alla soglia dei 66 punti, salvo poi correggere di oltre 20 punti in poche settimane.

Il livello attuale, a 68,47, rompe verso l’alto rispetto a quei due tentativi precedenti — è il punto più alto registrato dal sistema nel periodo osservato, a soli 3 punti dal massimo assoluto di sempre nella serie storica, che quasi certamente corrisponde al picco del settembre 2022, quando l

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Foto di Thomas Breher

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