Rally tecnologico, una questione fra mega cap
Da fine marzo il comparto tecnologico americano è stato la storia dominante sui mercati. Il Nasdaq 100 ha recuperato oltre il 16% in meno di 30 sedute, trascinando al rialzo anche l’S&P 500 e alimentando una narrativa potente: l’intelligenza artificiale, i grandi investimenti in infrastrutture digitali, i semiconduttori. Tutto sembra puntare nella stessa direzione. KBMeter alla fine di maggio assegnava alla tecnologia lo score più alto tra tutte le macro-categorie, con un segnale direzionale ai massimi degli ultimi 12 mesi. Difficile non parlarne come di un rally.
La domanda che però vale la pena farsi è: di chi è questo rally?
Per risponderle bisogna fare un passo indietro e guardare non solo all’indice Nasdaq, ma a come si comportano gli strumenti che misurano davvero il “growth” come stile di investimento. Nell’universo americano esistono 2 ETF che tracciano rispettivamente i titoli growth e i titoli value all’interno delle 1.000 maggiori società per capitalizzazione: il Russell 1000 Growth e il Russell 1000 Value. Se il rally tecnologico fosse davvero un rally di mercato ampio, questi 2 strumenti dovrebbero dirlo. Ma non lo dicono.
Nello stesso mese in cui il Nasdaq guadagnava oltre il 3%, il Russell 1000 Growth chiudeva in territorio leggermente negativo.
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Foto di manseok Kim
