30 Luglio 2026

L’obbligazionario governativo USA sotto pressione e l’azionario in salute: equilibrio sostenibile oppure no?

C’è una divergenza che sta caratterizzando i mercati finanziari in questa estate 2026. Il mercato dei Treasury USA mostra una delle divergenze più nette dell’ultimo quindicennio: i rendimenti a lungo termine toccano il livello più alto in diciannove anni mentre azionario e credito quotano ai propri massimi storici. Politica monetaria, shock geopolitico, dinamica fiscale e ciclo di utili legato all’intelligenza artificiale hanno contribuito a generare questo equilibrio. Ma si tratta di un equilibrio sostenibile, oppure uno dei due asset – azionario o obbligazionario – dovranno necessariamente muoversi per aggiustarlo? Se guardiamo alle serie storiche degli ultimi 15 anni, i risultati suggeriscono che episodi di analoga estremità hanno anticipato un recupero del comparto obbligazionario in maniera più affidabile di quanto abbiano preceduto un’inversione dell’azionario o del credito.

I numeri del nostro sistema di score sono significativi. L’obbligazionario governativo USA a breve e media scadenza è sotto pressione. L’health score si ferma rispettivamente a 51 e 38, con un segnale direzionale pressoché neutro per il primo e a −23 per il secondo. Il comparto a lunga scadenza resta nella stessa fascia di debolezza, intorno a 37 di health score e −26 di segnale direzionale, dopo un breve rimbalzo di fine giugno subito riassorbito.

TLT (20+Y) IEF (7-10Y) SHY (1-3Y)
Score TLT, IEF, SHY: da area 50-58 (gennaio) a minimi 35-40 (metà luglio), lieve recupero fine luglio.

Se guardiamo ai rendimenti la situazione è ancora più interessante. Il rendimento dei Treasury a 30 anni tocca il 100° percentile dell’intero storico di 15 anni disponibile nel nostro database, a 5,17% — il livello più alto da luglio 2007. Eppure il nostro sistema classifica ancora come espansiva la fase attuale sui mercati finanziari, con il 50% di probabilità di continuazione, spread di credito compressi a 2,81 e curva dei rendimenti positiva a 0,35: insomma, nessun segnale di recessione che possa giustificare rendimenti così elevati. È una combinazione che normalmente non convive a lungo, e che può essere spiegata tenendo in considerazione quattro elementi che convivono sui mercati finanziari.

Il primo riguarda la Federal Reserve. Kevin Warsh è stato confermato alla guida della banca centrale a maggio 2026, ed è ampiamente considerato un falco della politica monetaria, che tende a preferire tassi più alti al rischio di un’inflazione fuori controllo. Al suo primo meeting di giugno ha messo l’accento sulla stabilità dei prezzi senza il consueto riferimento al mandato sulla piena occupazione — un tono che il mercato obbligazionario ha letto come moderatamente hawkish, proprio mentre il Tesoro americano si appoggia pesantemente sul debito a breve termine per finanziarsi, sconfinando di fatto nel terreno che era della banca centrale.

A questo si aggiunge uno shock geopolitico che alimenta direttamente l’inflazione: il conflitto con l’Iran ha acceso da maggio uno shock energetico globale, con petrolio e gas ai livelli più alti in quattro anni e lo stretto di Hormuz di fatto chiuso al traffico. È il detonatore diretto della fiammata di fine maggio, quando il rendimento a 30 anni toccò per la prima volta il massimo dal 2007.

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