Materie prime, primi segnali di fatica per il rally?
Il DBC — il principale ETF che replica un paniere diversificato di materie prime — ha toccato nei giorni scorsi il massimo assoluto degli ultimi cinque anni, con un guadagno del 29% nell’arco di tre mesi. A guidare il rialzo è stata soprattutto l’energia: il petrolio Brent ha superato i 110 dollari al barile, il gasolio e la benzina hanno corso rispettivamente del 59% e dell’84% nel trimestre. La World Bank, nel suo Commodity Markets Outlook di aprile 2026, prevede un rialzo complessivo dei prezzi delle materie prime del 16% sull’anno, con l’energia a +24% — il secondo shock più grande dalla guerra in Ucraina.
Il motivo di questo possente movimento è identificabile con precisione: il conflitto in Medio Oriente e le tensioni sullo Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 35% delle spedizioni marittime globali di greggio. Uno shock di offerta che il mercato ha prezzato in modo rapido e aggressivo.
È proprio questa rapidità che merita attenzione oggi. Il segnale tecnico che emerge dalla nostra analisi è quello che si chiama momentum exhaustion: il DBC ha guadagnato il 29% nel trimestre, ma solo l’8% nell’ultimo mese — meno di un terzo del ritmo precedente.
Petrolio, gasolio, benzina, metalli industriali mostrano tutti la stessa struttura: il trend è intatto, ma la velocità con cui ci si è arrivati si è compressa in modo visibile.
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Foto di Herbert Aust
