Le due storie dell’obbligazionario emergente. Cosa può accadere se la Fed alza i tassi a settembre?
Molti analisti hanno raccontato un luglio particolarmente complicato per i mercati finanziari emergenti in generale: un mese distintamente contrastato, con un’oscillazione senza precedenti sul mercato coreano — un balzo record di circa il 18% in una singola seduta dopo tre giorni di cali di pari entità — e un guadagno da inizio anno che, per l’azionario emergente, si è ridotto al 18% dal 28% messo a segno tra gennaio e giugno.
Per spiegare quanto sta accadendo in questo angolo di mercato, gli analisti chiamano in causa quattro elementi: petrolio, un atteggiamento della Fed percepito come meno risoluto sull’inflazione, un dollaro più solido e la stanchezza attorno alla corsa agli investimenti sull’intelligenza artificiale.. Anche i nostri strumenti confermano un quadro tiepido più che negativo: l’azionario emergente è leggermente positivo — health score a 59,9, segnale direzionale a +19,7 — ma il recupero delle ultime settimane resta più debole di quello messo a segno dai listini globali nello stesso periodo.
Sul fronte obbligazionario la lettura è più netta, ed è lì che si apre la storia più interessante. Ci sono due modi per accedere al debito dei paesi emergenti: uno denominato in dollari, che isola il rischio di credito emergente senza esporre l’investitore all’oscillazione delle valute locali; l’altro denominato nelle valute dei singoli paesi emergenti, che aggiunge un secondo strato di rischio — quello del cambio — sopra al primo. Sono cugini, non gemelli: condividono l’esposizione ai fondamentali del debito emergente, ma rispondono a leve diverse.
Negli ultimi sei mesi le due strade hanno preso direzioni opposte. L’obbligazionario emergente in dollari è sotto pressione significativa — health score a 33,6, segnale direzionale a −32,8 — e ha perso l’1% di prezzo dal 4 febbraio. L’obbligazionario emergente in valuta locale è invece leggermente positivo — health score a 63,3, segnale direzionale a +26,6 — con un guadagno dell’1% nello stesso periodo. La differenza di prezzo, isolata, è minima. Quella tra gli score no. Tra febbraio e giugno il divario medio tra i due punteggi era di 6,4 punti — fisiologico, spiegabile con normale rumore. Da luglio è salito a una media di 18,5 punti. Oggi è a 29,7 punti, il più ampio dell’intera finestra osservata.
La prima spiegazione riguarda il cambio.
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