La volatilità bassa non racconta tutta la storia
Il nostro barometro di volatilità è sceso ogni singola seduta per oltre un mese, senza una vera pausa. Da metà agosto è calato giorno dopo giorno, fino a un livello che negli ultimi due anni si è visto solo il 4% delle volte. È una discesa lenta e regolare.
Lo stesso quadro arriva, in modo indipendente, dal nostro health score sull’indice di volatilità VIX. Il valore è 50, perfettamente neutro. Il prezzo resta il 5% sotto la propria media degli ultimi 200 giorni. Due strumenti diversi, costruiti con logiche diverse, dicono la stessa cosa: la volatilità azionaria è ferma.
Il resto, però, si muove. Una guerra in corso da mesi. Il petrolio sopra i 100 dollari. Una decisione della Fed attesa nel giro di ore. Come si concilia tanta tensione con un indicatore così piatto? La risposta più onesta è che bassa volatilità non equivale ad assenza di rischio. Nei momenti di calma apparente qualcosa può muoversi sotto la superficie, prima che il prezzo lo mostri.
Il nostro sistema lo conferma, ma la risposta non si trova dove verrebbe naturale guardare: è sui tassi.
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