I tre scenari di ottobre 2026 per un mercato guidato dalla tecnologia e rendimenti
I mercati arrivano a ottobre con una tecnologia che guida quasi da sola, obbligazioni deboli e un calendario che concentra le decisioni nell’ultima settimana del mese. Tre variabili dicono come può andare: il prezzo dell’energia, le mosse delle banche centrali e i conti delle società.
Come i mercati arrivano a ottobre
Il nostro sistema classifica il ciclo come espansione, con propensione al rischio e confidenza di 0,82. Sotto questa etichetta la salute dei 132 asset monitorati è peggiorata. L’health score medio è sceso da 52,7 a 47,0 in un mese. Gli asset in area bullish sono passati dal 40,2% al 22,7% e quelli sopra la media a 200 giorni dal 65,2% al 51,5%.
Il peggioramento riguarda soprattutto lo slancio. Il 54,5% degli asset ha ancora una tendenza positiva, ma il 68,9% ha uno slancio negativo. I prezzi mantengono la direzione costruita nei mesi scorsi, mentre la spinta recente si è indebolita.
Gli Stati Uniti sono l’area più solida tra le grandi. L’azionario ha un health score medio di 49,2, quasi invariato, e l’87,5% degli asset resta sopra la media a 200 giorni. L’Europa perde 5,2 punti e l’Asia 10,6. Per i mercati emergenti il segnale è di vendita forte.
La leadership è concentrata nella tecnologia, con un health score di 22,2 negli Stati Uniti. Le obbligazioni hanno i segnali più deboli, tranne le scadenze brevissime, dove la liquidità è in acquisto forte. Tra le materie prime solo l’energia è in acquisto, mentre i metalli preziosi sono in vendita forte. Il dollaro ha un health score di 64,1, tra i più alti del campione, e le criptovalute sono in acquisto con 61,1.
Le condizioni finanziarie restano ordinate, con qualche segnale di cautela. L’indice di volatilità VIX è salito da 14,92 a 16,34. Il divario di rendimento dei titoli ad alto rendimento rispetto ai titoli di Stato è passato da 263 a 312 punti base. Dopo il rialzo di settembre, i tassi della Fed sono tra 3,75% e 4%.
Gli appuntamenti del mese
Due fattori attraversano tutto il calendario. Il primo è la guerra tra Stati Uniti e Iran, iniziata il 28 febbraio, che ha messo sotto pressione lo Stretto di Hormuz. Il secondo è il ciclo di rialzi dei tassi, con Fed e BCE che hanno già alzato a settembre. Quasi ogni appuntamento si legge attraverso questi due fattori.
Dati macro
Il mese si è aperto con il dato sul lavoro americano del 2 ottobre. Gli occupati sono aumentati di 29.000 unità a settembre contro le 90.000 attese, con la disoccupazione al 4,2%. Luglio è stato rivisto a una perdita di 10.000 posti e agosto a 133.000. I future azionari sono saliti mentre gli operatori hanno ridotto le scommesse su nuovi rialzi dei tassi.
Il dato che pesa di più è l’inflazione americana di settembre, in uscita mercoledì 14 ottobre alle 14:30 italiane. Arriva due settimane prima della riunione della Fed. A settembre la banca centrale stimava un’inflazione al 3,7% quest’anno, in calo al 2,3% l’anno prossimo. I dati di ottobre arrivano dopo la fine del mese: il lavoro il 6 novembre e l’inflazione il 10.
Per l’Italia valgono le scadenze ordinarie del bilancio. Il documento programmatico va a Bruxelles entro il 15 ottobre e la legge di bilancio in Parlamento entro il 20.
Banche centrali
A settembre la Fed ha alzato i tassi di 25 punti base con voto unanime. È il primo rialzo dal luglio 2023. Nelle sue proiezioni 16 partecipanti su 18 si aspettavano un altro rialzo entro fine anno. La riunione è il 27 e 28 ottobre e la decisione arriva mercoledì 28 alle 19:00 italiane, senza nuove proiezioni.
Il giorno dopo tocca alla BCE, che il 10 settembre ha alzato i tre tassi guida di 25 punti base portando il tasso sui depositi al 2,50%.
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