Deep Dive. Per l’argento, dopo il crash storico, rimbalzo tecnico possibile. Ma il medio termine resta incerto e la volatilità…
L’argento arriva a metà febbraio ancora scosso da uno degli eventi più violenti nella storia delle materie prime. Il crash del 30 gennaio – con un crollo del 30% in una singola sessione, il peggiore dal 1980 – ha ridisegnato completamente il quadro tecnico. Dopo aver sfiorato i $130, l’argento tratta ora intorno a $66, in quella che gli analisti definiscono una “fase di digestione” post-panico, tra possibile rimbalzo tecnico e tanta volatilità.
La correzione non è stata guidata da un collasso della domanda fisica. Si è trattato di un deleveraging forzato nel mercato dei futures, amplificato dall’aumento dei margini da parte del CME (dall’11% al 15%) e dalla forza del dollaro dopo la nomina di Kevin Warsh alla Fed. Goldman Sachs ha descritto la dinamica come un effetto a cascata: “stop-loss triggered, losses cascaded through the system“. La volatilità ha assunto caratteristiche da “meme stock”, con oscillazioni giornaliere del 10-16%.
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Analisi basata su KBMeter Deep Dive System. Le informazioni hanno finalità puramente informative e non costituiscono sollecitazione all’investimento.
