16 Marzo 2026

Azionario e crisi in Medio Oriente: la Cina fa meglio degli USA

L’analisi intermarket mostra come l’azionario della Cina sia riuscito a reggere meglio l’urto della crisi in Medio Oriente rispetto a quello degli USA. Non si tratta di una casualità, dietro ai numeri del rapporto di forza relativa ci sono cambiamenti maturati nell’ultimo decennio.

Nel lessico dei mercati finanziari, la Cina è tradizionalmente classificata tra le economie più vulnerabili agli shock petroliferi. Il paese importa oltre il 70% del greggio che consuma, con un terzo delle forniture che transita attraverso quello Stretto di Hormuz che l’Iran ha dichiarato chiuso dal 2 marzo. Eppure, nelle due settimane più turbolente per i mercati energetici dalla crisi del 1973, l’azionario cinese ha fatto qualcosa di inaspettato: ha tenuto.

Mentre l’S&P 500 accusava il colpo della volatilità geopolitica, lo Shanghai Composite cedeva terreno in misura sensibilmente inferiore. Lo yuan è rimasto stabile contro il dollaro, i rendimenti dei titoli di stato cinesi si sono mossi appena.

La resilienza cinese non è casuale. È il risultato di scelte strategiche maturate nell’arco di un decennio.

Le riserve strategiche. Pechino ha accumulato circa 1.4 miliardi di barili di petrolio nelle sue riserve strategiche e commerciali — più del triplo delle riserve americane. Secondo le stime di Macquarie, questo cuscinetto garantisce circa sei mesi di autonomia anche in uno scenario di interruzione totale delle forniture mediorientali. Nel breve termine, l’impatto è limitato e può essere assorbito.

La transizione energetica. Per anni la Cina ha investito massicciamente nelle rinnovabili e nei veicoli elettrici, conquistando una posizione dominante lungo tutta la catena del valore dell’energia pulita. Il risultato è un’economia ancora dipendente dai combustibili fossili importati, ma meno asservita ad essi rispetto al passato. Larry Hu di Macquarie stima che anche con il petrolio a 100 dollari al barile, l’inflazione cinese al consumo salirebbe appena all’1%.

La diversificazione delle forniture. La Cina ha sistematicamente diversificato i propri fornitori di greggio, riducendo la dipendenza dal Golfo Persico. Milioni di barili di petrolio iraniano, russo e venezuelano — sfuggiti alle sanzioni — stazionano su petroliere al largo delle coste cinesi, secondo i dati di Kpler. Una flotta ombra che ora si rivela un asset strategico.

Il contesto domestico. Le “Due Sessioni” — le riunioni annuali del Congresso Nazionale del Popolo — si sono tenute proprio nelle prime settimane di marzo, creando un contesto istituzionale che tradizionalmente favorisce la stabilità dei mercati. Il 15° Piano Quinquennale, presentato in questa occasione, ha confermato la priorità strategica dell’autosufficienza tecnologica e della resilienza economica.

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L’analisi del rapporto SPY/CNYA fotografa con precisione il cambio di regime in corso. L’indicatore che misura la forza relativa dell’azionario americano rispetto a quello cinese mostra come la Cina stia sovraperformando gli Stati Uniti in modo significativo.

Analisi su dati all’11 marzo 2026. Dati basati su correlazioni dei rendimenti percentuali giornalieri, confrontando gli ultimi 30 giorni con i 252 giorni precedenti.

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