30 Giugno 2026

Le statistiche di giugno 2026: tra nuovi massimi azionari, incertezze sotto la superficie e dollaro forte

Le statistiche sui mercati finanziari e sugli Health Score di giugno 2026 segnalano un quadro più incerto di quanto la superficie possa mostrare. Solo un terzo degli strumenti monitorati presenta un trend direzionale abbastanza forte da poter essere classificato come tale.

I primi giorni di giugno 2026 hanno portato una vera raffica di record. Il 1° e il 2 giugno l’S&P 500 (SPY) ha chiuso sopra quota 7.600 per la prima volta, il Nasdaq Composite ha superato 27.000 e il Nasdaq 100 ha varcato i 30.000 punti. Il 17 giugno è toccato all’Europa: Milano (FTSE MIB) e Madrid (IBEX 35) hanno segnato il proprio massimo storico nella stessa seduta.

Quella sincronia non è arrivata fino a fine mese. Il 30 giugno soltanto il Dow Jones Industrial e il Russell 2000 (IWM) chiudono su un nuovo massimo — il Dow al suo secondo record consecutivo. L’S&P 500 e il Nasdaq restano rispettivamente il 2% e oltre il 3% sotto i propri picchi di inizio mese, con i titoli tecnologici a maggiore capitalizzazione ancora più lontani dai massimi delle ultime 52 settimane. Milano chiude il mese circa il 2% sotto il record del 17 giugno; Madrid resta invece a un passo dal proprio massimo mensile.

A dare corpo a questa rottura di sincronia c’è un altro dato, questa volta registrato dal nostro sistema di score: l’11 giugno lo slancio dell’azionario americano, misurato sull’S&P 500, era già passato da +5,55% a inizio giugno a -0,21%, livello sul quale è rimasto sostanzialmente fino a fine mese. Il regime di mercato si è spostato da un quadro di espansione a uno di rallentamento nella prima metà di giugno. L’S&P 500 e il Nasdaq, in effetti, hanno seguito quel segnale e chiuso il mese sotto i propri massimi. Il Dow Jones e il Russell 2000, meno legati alla grande tecnologia, non l’hanno seguito — ed è proprio questa la prima cosa da tenere a mente leggendo il resto del report: giugno è stato il mese in cui il mercato americano si è diviso in due, non quello in cui è salito tutto insieme.

La seconda notizia del mese riguarda il dollaro. L’indice del dollaro chiude giugno con il livello di salute più alto tra tutti gli strumenti coperti dal sistema. Sull’altro lato, il cambio euro/dollaro si trova tra i valori di health score più bassi in assoluto. Lo yen si è indebolito nella stessa direzione: il cambio dollaro/yen ha toccato un massimo di cinque anni proprio a fine mese. Tre letture diverse dello stesso fenomeno, tutte allineate nella stessa direzione.

Sotto la superficie

Guardando il sistema nel suo complesso, il quadro conferma la stessa tensione. L’health medio di tutti gli strumenti coperti sale a 51,6 punti, in aumento di 5,3 punti sul mese precedente. Anche lo slancio medio migliora, da 39,3 a 50,7 punti — un balzo ancora più ampio, in termini percentuali, di quello dell’health. Ma la quota di strumenti in territorio positivo passa dal 13,8% al 34,6%: un salto netto, pur restando una minoranza sul totale. La quota di strumenti sopra la propria media mobile a 200 giorni, una misura più strutturale e di lungo periodo, sale invece di soli 4,6 punti, al 60,8%.

La differenza tra queste due percentuali è il punto centrale del mese: la struttura di fondo del mercato migliora con gradualità, la forza di breve termine si muove a scatti e resta ancora minoritaria.

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