Dopo il balzo del 2025, platino e palladio tornano a terra: cosa c’è dietro la caduta
Per platino e palladio il 2025 è stato un anno straordinario. Il primo aveva guadagnato circa il 90% dal secondo trimestre, il secondo oltre l’80%. Prezzi che non si vedevano da anni, alimentati da una combinazione di deficit di offerta, sanzioni sul palladio russo e aspettative che il rallentamento della transizione agli EV avrebbe prolungato la vita dei motori a combustione interna. Un rally costruito su fondamentali reali, ma amplificato dalla paura.
Oggi quei guadagni si sono in gran parte dissolti. Platino e palladio sono tornati ai minimi degli ultimi cinque anni. L’oro, nello stesso periodo, ha ceduto circa il 4% — una correzione ordinaria dopo una corsa eccezionale. La distanza tra i due comportamenti è diventata così ampia da risultare anomala anche per un sistema abituato a misurare le divergenze: la dispersione interna alla categoria dei metalli preziosi ha raggiunto uno z-score di quasi 10, ovvero dieci volte la norma storica degli ultimi cinque anni. Una situazione che merita un approfondimento.
Cosa ha guidato il rally del 2025 — e perché si è sgonfiato
Il palladio e il platino sono metalli industriali con una vocazione specifica: finiscono nei catalizzatori delle auto a combustione, dove convertono i gas di scarico in sostanze meno tossiche. Secondo le stime, circa l’85-90% della domanda di palladio e il 40% di quella di platino provengono dall’automotive.
Nel 2025, due fattori avevano alimentato il rialzo in modo significativo.
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