Azionario e petrolio: una relazione instabile e regime-dipendente
Il petrolio è ancora il grande protagonista sui mercati finanziari, ma qual è la sua relazione con l’azionario? E influenza di più l’azionario europeo o quello statunitense? Per capirlo abbiamo provato a dare uno sguardo all’andamento della correlazione e del beta tra questi asset negli ultimi 15 anni.
In netta contrapposizione con quello a cui stiamo assistendo, i dati ci dicono che il petrolio non è un driver primario dell’azionario. Nemmeno nei periodi migliori il Brent ha spiegato più del 40-42% della varianza mensile dell’Eurostoxx, e meno del 20% per SPY. In termini beta: prima del 2022, un +1% del Brent si associava a +0.24% dell’EuroStoxx 50. Oggi si associa a –0.11%.
In estrema sintesi: il petrolio conta, ma conta meno di tassi, utili, sentiment e ciclo economico.
Non solo, a partire dal 2022 la correlazione tra barile e azioni è quasi divenuta neutra. Il turning point non è stato solo la guerra Ucraina come singolo evento, ma la transizione a un nuovo regime macro caratterizzato da petrolio strutturalmente influenzato da geopolitica e politica OPEC, non più guidato prevalentemente dalla domanda globale.
L’analisi della relazione tra azionario e petrolio negli ultimi quindici anni evidenzia un punto fondamentale: non esiste una correlazione stabile e strutturale tra le due variabili.
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